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Si parte nella zona tra Marcelli e Numana, dove la costa è ancora piatta e il ritmo iniziale è facile da trovare. I primi chilometri scorrono su asfalto, tra viabilità secondaria e tratti lineari, con il mare poco distante ma spesso fuori vista. È un avvio regolare, utile per prendere ritmo prima di entrare nel Parco.
Lasciata la fascia costiera, il percorso piega verso l’interno e cambia subito carattere. Le strade iniziano a salire in modo continuo, senza strappi secchi ma con una progressione che si fa sentire. Ai lati compaiono campi, filari e vegetazione spontanea: è il primo contatto con quella parte di Conero più agricola e meno esposta, dove la presenza umana si dirada e il paesaggio diventa più naturale.
Entrando nel Parco del Conero, il tracciato diventa più vario anche nel fondo. L’asfalto si alterna a sterrato compatto e tratti in ghiaia, con qualche passaggio più irregolare che obbliga a rallentare e a guidare con attenzione. Qui il percorso “Flora e Fauna sul Conero” prende senso: si pedala dentro ambienti diversi, tra macchia mediterranea, zone più aperte e tratti di bosco, dove cambiano i suoni, la luce e anche l’odore dell’aria. Non è qualcosa che si osserva da fuori, ma che si attraversa pedalando.
La salita verso la zona di Massignano e Pian dei Raggetti è la parte più impegnativa. Il dislivello si accumula poco alla volta, senza pause vere, e costringe a trovare un passo regolare. Intorno il paesaggio resta naturale, con pochi elementi costruiti e una presenza costante di vegetazione che varia lungo il tracciato: tratti più ombreggiati si alternano ad aperture dove la luce entra più diretta.
Arrivati in quota, il percorso si distende. Nei punti più aperti si intravede la costa, mentre ai lati continuano a cambiare gli ambienti: macchia, radure, margini di bosco. Anche senza cercarli, si notano piccoli segni della presenza animale — movimenti nel sottobosco, suoni, tracce leggere — che danno continuità al nome del percorso senza bisogno di forzarlo.
La discesa verso Sirolo riporta progressivamente su asfalto. La guida diventa più fluida, ma resta da affrontare con attenzione per la presenza di curve e, a tratti, di traffico. Il passaggio verso il centro abitato è graduale: prima case sparse, poi un contesto più definito.
Superata Sirolo, il tracciato torna verso sud, in direzione della costa. Gli ultimi chilometri alternano ancora fondo asfaltato e brevi tratti più naturali, ma senza difficoltà particolari. Il dislivello ormai è alle spalle e la pedalata torna regolare.
Si chiude così un anello che attraversa il Conero entrando davvero nei suoi ambienti. Non è solo un percorso tra punti, ma un passaggio continuo tra paesaggi diversi, dove la presenza della natura — vegetazione, suoni, spazi — accompagna tutta la pedalata senza mai diventare un elemento separato.