Mombaroccio sorge su un colle a pochi chilometri da Pesaro e conserva ancora oggi l’aspetto compatto e fortificato dell’antico borgo medievale. L’abitato si sviluppa lungo il crinale seguendo una caratteristica struttura “a spina di pesce”, con vicoli e edifici che si diramano dall’asse principale del paese, interamente racchiuso dalle antiche mura difensive.
Fondato nel XIII secolo, il borgo fu strettamente legato alla città di Pesaro e alla signoria dei Malatesta, periodo durante il quale prese forma il suo impianto urbanistico. A quell’epoca risale anche la monumentale Porta Maggiore, ancora oggi uno degli ingressi più suggestivi del centro storico, affiancata da due imponenti torrioni cilindrici. Successivamente gli Sforza rafforzarono le fortificazioni adattandole alle nuove tecniche militari introdotte con l’arrivo delle armi da fuoco.
Durante il Rinascimento Mombaroccio visse una fase di particolare sviluppo culturale grazie ai Marchesi del Monte. Tra le figure più importanti legate al borgo emerge Guidubaldo del Monte, matematico e scienziato vicino a Galileo Galilei e compagno di studi di Torquato Tasso. Nel palazzo appartenuto alla famiglia è ancora presente uno spazio dedicato agli esperimenti scientifici realizzati in collaborazione con Galileo.
Uno degli elementi più affascinanti di Mombaroccio è il panorama che si apre dalle mura del paese: lo sguardo spazia dalla costa adriatica fino all’entroterra, raggiungendo nelle giornate limpide Rimini, Ancona e il profilo di San Marino.
Tra i luoghi di maggiore interesse si trovano il Museo della Civiltà Contadina, allestito negli ambienti sotterranei dell’ex convento dei Frati Girolomini, il Museo d’Arte Sacra ospitato nella sagrestia della Chiesa di San Marco e la Galleria della Torre, dedicata all’antica tradizione del ricamo.
Immerso nel verde del Monte della Mattera si trova invece il suggestivo Convento del Beato Sante, complesso francescano fondato nel Duecento e successivamente rielaborato nel Cinquecento dall’architetto Girolamo Genga. Circondato da boschi di castagni, roveri e lecci, il convento custodisce una storia profonda legata alla figura del Beato Sante Brancorsini e rappresenta uno dei luoghi spirituali più importanti del territorio.
Nel corso dei secoli il convento attraversò momenti difficili, dalle soppressioni napoleoniche fino agli eventi della Seconda guerra mondiale, quando offrì rifugio a centinaia di persone perseguitate, tra cui numerosi ebrei in fuga dalle deportazioni naziste. Oggi il complesso conserva importanti opere artistiche raccolte nella Pinacoteca-Museo, tra cui il Polittico di Zanino di Pietro, la Madonna dell’Umiltà di Andrea di Bartolo e preziosi dipinti del Quattrocento. All’interno della chiesa si conserva inoltre un magnifico Crocifisso trecentesco attribuito al Maestro dell’Incoronazione Bell Puig.